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Dal Weekend del Mare 2026 la mappa dei rifiuti sulle spiagge venete

12 luglio 2026

Oltre 3 tonnellate di rifiuti rimosse dal litorale veneto e un monitoraggio scientifico per capire quali materiali finiscono più frequentemente sulle spiagge. È il risultato del “Weekend del Mare 2026”, l’iniziativa promossa da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che il 2 e 3 maggio ha coinvolto nove località della costa veneta in attività di pulizia ambientale e catalogazione del beach litter.


Dal Delta del Po all’alto Adriatico, i volontari sono intervenuti a Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Chioggia, Venezia Lido, Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione, rimuovendo rifiuti abbandonati lungo tratti di spiaggia e aree costiere. Accanto alla raccolta, alcuni dei volontari hanno preso parte a un’attività di citizen science, con il censimento dei rifiuti presenti in tratti standard di spiaggia secondo il protocollo europeo utilizzato nell’ambito della Marine Strategy Framework Directive.


L'evento svoltosi nel weekend 2 e 3 maggio ha permesso di rimuovere dalle spiagge di 9 diverse località della costa veneta oltre 3 tonnellate di rifiuti ma, parte dei volontari, si è dedicata ad una operazione di scienza partecipata (citizen science) per eseguire un censimento preciso dei rifiuti presenti in un tratto standard di spiaggia”, dichiara Paolo Monesi, responsabile del progetto Weekend del Mare 2026 per Plastic Free Onlus.


Il monitoraggio ha previsto la classificazione degli oggetti raccolti tramite schede tecniche dedicate, con oltre 180 categorie di rifiuti codificate come rilevanti dalla Strategia Marina Europea. I dati sono stati successivamente validati da ISPRA e trasmessi all’Agenzia Europea dell’Ambiente, nell’ambito dell’iniziativa Marine Litter Watch.


“In queste giornate, oltre a pulire dei tratti di spiaggia, i volontari e le volontarie di Plastic Free hanno realizzato un vero e proprio monitoraggio dei rifiuti spiaggiati. Tutti i rifiuti raccolti sono stati classificati secondo un protocollo scientifico adottato in tutta Europa nell’ambito della Strategia Marina. I dati saranno condivisi con l’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito dell'iniziativa Marine Litter Watch, contribuendo così alla formulazione di direttive e iniziative europee volte alla riduzione dei rifiuti e in particolare della plastica nell'ambiente", spiega Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.


Dalla catalogazione emerge una fotografia significativa del marine litter lungo il litorale veneto. Nella top ten dei rifiuti rilevati compaiono ancora bastoncini dei cotton fioc risalenti agli anni Ottanta e Novanta, dispersi attraverso reti fognarie, fiumi e mare; mozziconi di sigaretta, particolarmente presenti sulle spiagge turistiche; reti utilizzate per l’allevamento dei mitili, ormai diffuse anche lontano dalle aree di coltivazione per effetto delle correnti marine.


Tra i materiali più ricorrenti figurano anche tappi e anelli di plastica, elementi che confermano l’importanza delle misure introdotte per mantenere il tappo agganciato alla bottiglia. Il numero dei tappi risulta infatti superiore a quello delle bottiglie rinvenute, molte delle quali, una volta prive di tappo, tendono ad affondare. Gli anelli, staccandosi da tappi e contenitori, possono invece diventare un rischio per la fauna marina, che può ingerirli o rimanervi impigliata.


In cima alla classifica generale si conferma inoltre la presenza di frammenti di plastica e polistirolo, segnale evidente della progressiva disgregazione dei rifiuti in microplastiche. Si tratta di pezzi ormai non più riconducibili all’oggetto originario, ma già entrati in una fase avanzata di frammentazione.


Fuori dalla top ten, ma con numeri comunque rilevanti in alcune aree, il monitoraggio segnala anche la presenza di cartucce e parti interne riconducibili all’attività venatoria, in particolare le borre, componenti che vengono espulse durante lo sparo insieme ai pallini e che risultano difficilmente recuperabili. Un dato che, nel pieno della stagione estiva e nel contesto del dibattito pubblico sulla gestione della fauna e delle attività venatorie, evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione sull’impatto ambientale di questi residui.


Un approfondimento specifico riguarda infine i dischetti in plastica utilizzati in alcuni impianti di depurazione delle acque reflue. Il loro rinvenimento in quantità significative sulle spiagge di Isola Verde e Rosolina suggerisce l’opportunità di verificare le pratiche operative dei depuratori collocati nelle aree prossime al fiume Adige. Questi supporti, impiegati per favorire l’azione degli agenti biologici negli impianti, sono ancora realizzati con polimeri artificiali e vengono periodicamente ritrovati anche sugli scanni del Delta del Po.


Il “Weekend del Mare 2026” è stato realizzato da Plastic Free Onlus con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e con il patrocinio della Regione Veneto, della Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto e dei Comuni coinvolti.


I risultati della catalogazione saranno ora utilizzati per contribuire al quadro conoscitivo europeo sui rifiuti marini e per orientare future azioni di prevenzione, sensibilizzazione e intervento lungo le coste venete.

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