COP30: Plastic Free Onlus lancia l’allarme sul compromesso al ribasso
“La COP30 doveva essere la conferenza dell’azione, della chiarezza, del coraggio. Invece, quanto emerso a Belém è un compromesso debole, segnato da omissioni che ci preoccupano profondamente”. Con queste parole Silvia Pettinicchio, Global Strategy Director di Plastic Free Onlus – organizzazione attiva dal 2019 nella lotta contro l’inquinamento plastico in oltre 40 Paesi – commenta l’accordo politico finale raggiunto alla COP30.
Dopo quindici giorni di negoziati serrati, i delegati hanno approvato all’unanimità il cosiddetto Global Mutirão, ma il testo non contiene alcun riferimento esplicito ai combustibili fossili. Non si parla mai di petrolio, carbone o gas come fonti da abbandonare. Per Plastic Free si tratta di una grave mancanza, che rischia di svuotare di significato la portata dell’accordo. “La scienza chiede di accelerare, ma la politica continua a temporeggiare. Questo accordo non rappresenta un passo avanti, ma un passo di lato”, sottolinea Pettinicchio.
Il documento si limita a introdurre strumenti generici, come un “acceleratore globale di implementazione” e una “Missione Belém verso 1,5 °C”, ma manca completamente una tabella di marcia vincolante e chiara per eliminare progressivamente l’uso dei fossili. È un’occasione persa, soprattutto considerando che più di trenta Paesi, tra cui molte nazioni europee e latinoamericane, avevano già annunciato che non avrebbero accettato un testo privo di indicazioni concrete per una transizione giusta.
Plastic Free segnala inoltre con preoccupazione l’influenza esercitata dalle lobby del fossile e dell’agribusiness. Sono oltre 300 i rappresentanti di questi settori che hanno partecipato ai lavori della COP30. “Troppi attori che continuano a inquinare non solo con le loro attività, ma anche con il loro potere di condizionamento politico – afferma Pettinicchio –. Occupano spazi che dovrebbero essere riservati a chi difende il futuro, non a chi lo consuma”.
Tutti questi elementi dimostrano, secondo l’associazione, la fragilità politica del risultato finale e l’assenza di una visione coraggiosa e vincolante, capace di guidare davvero la transizione ecologica.
Non mancano, tuttavia, segnali incoraggianti. “Anche in un contesto complesso e divisivo, emergono iniziative che guardano lontano – aggiunge Pettinicchio –. Come quella promossa da Colombia e Paesi Bassi, che hanno annunciato una conferenza internazionale a Santa Marta, il 28 e 29 aprile 2026, interamente dedicata all’uscita giusta dai combustibili fossili. È questo l’approccio che serve: non dichiarazioni simboliche, ma una vera roadmap, con impegni concreti sul piano economico, sociale e istituzionale”.
Alla luce di quanto emerso a Belém, Plastic Free rilancia la necessità di includere nel percorso multilaterale una strategia chiara e verificabile per l’abbandono di petrolio, carbone e gas; finanziamenti certi, prevedibili e accessibili per aiutare i Paesi più vulnerabili ad adattarsi alla crisi climatica; la piena tutela dei diritti delle comunità indigene e dei difensori dell’ambiente; e la riduzione immediata delle emissioni climalteranti nei settori industriali e agricoli più impattanti.
“La crisi climatica non aspetta. Ogni esitazione ha un costo altissimo per le persone e per gli ecosistemi – conclude Pettinicchio –. Plastic Free continuerà a monitorare, denunciare e proporre soluzioni. Perché il futuro non si costruisce solo nelle grandi conferenze internazionali, ma ogni giorno, attraverso le scelte collettive e individuali di ciascuno di noi”.










