Sul sentiero del ghiacciaio d’Amola, a Carisolo (TN), Plastic Free raccoglie rifiuti e conoscenza

Una giornata di volontariato, ma anche di studio, ascolto e scoperta. Sul sentiero che conduce verso il ghiacciaio d’Amola, nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, Plastic Free ha promosso una passeggiata ecologica capace di unire cura concreta del territorio e approfondimento scientifico sugli ambienti d’alta quota.
L’iniziativa, coordinata da Rosalba d’Aiello, referente regionale Plastic Free per il Trentino-Alto Adige, si è svolta in un contesto montano di grande valore naturalistico, dove ogni rifiuto raccolto assume un significato particolare. Perché anche luoghi che appaiono lontani e incontaminati risentono dell’impatto delle attività umane, dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.
Grazie alla collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, che ha contribuito all’organizzazione della giornata, l’escursione si è trasformata in un vero percorso itinerante di conoscenza. La dott.ssa Valeria Lencioni, idrobiologa ed entomologa del MUSE, ha accompagnato i volontari alla scoperta degli ecosistemi glaciali e periglaciali, spiegando quanto lo studio di laghi e torrenti montani sia importante per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità.
Uno dei luoghi più significativi attraversati durante il cammino è stato il Lago Nero di Cornisello, principale lago glaciale di circo incontrato lungo il sentiero, affacciato sulle Dolomiti di Brenta. Qui i partecipanti hanno potuto conoscere alcune caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente acquatico e comprendere l’importanza del monitoraggio della temperatura dell’acqua.
Il lago ospita organismi adattati ad acque fredde, acide e povere di nutrienti, come la diatomea Eunotia fallacoides, rinvenuta proprio in quest’area per la prima volta e descritta come nuova specie per la scienza, e il dittero chironomide Paratanytarsus austriacus. Piccole forme di vita che raccontano molto dello stato di salute degli ecosistemi d’alta quota.
Durante la giornata è stato approfondito anche il tema della presenza di pesticidi, fragranze e microplastiche nelle acque montane, insieme al rischio che l’aumento delle temperature rappresenta per le specie adattate agli ambienti più freddi.
Il dott. Riccardo Sbarberi, ecotossicologo e collaboratore del MUSE, ha guidato invece una riflessione sulle microplastiche nelle acque dolci e nei ghiacciai, partendo anche dai rifiuti osservati e raccolti lungo il percorso. I volontari hanno recuperato 86 frammenti di plastica, prevalentemente polipropilene e polietilene, per un peso complessivo di circa 300 grammi, oltre a circa 35 mozziconi di sigaretta. In totale, durante la passeggiata, sono stati rimossi 1,5 chilogrammi di plastica e altri rifiuti.
Numeri che possono sembrare contenuti rispetto alle grandi raccolte realizzate in città o sulle spiagge, ma che assumono un valore diverso in un ambiente montano così fragile. In quota, anche pochi grammi di rifiuti possono restare a lungo, frammentarsi e incidere su ecosistemi delicati.
Con il dott. Enrico Valcanover, presidente della Commissione Glaciologica della SAT, i partecipanti hanno imparato a leggere nel paesaggio le tracce lasciate dai ghiacciai nel corso del tempo. Il gruppo ha raggiunto le morene della Piccola Età Glaciale della Vedretta d’Amola, testimonianza dell’estensione massima raggiunta dal ghiacciaio durante la sua ultima fase di avanzata, terminata più di un secolo fa.
Oggi, da quelle morene, è necessario camminare ancora per circa un’ora per raggiungere il ghiacciaio. Una distanza che rende visibile ciò che i dati raccontano da tempo: nell’ultimo secolo i ghiacciai alpini hanno attraversato una fase costante di arretramento, accelerata negli ultimi anni. Proprio durante la rilevazione svolta in occasione della passeggiata è stato misurato un arretramento del ghiacciaio d’Amola di 18 metri.
Il dott. Nicolò Santoni, naturalista ed esperto del Parco Naturale Adamello Brenta, ha accompagnato il gruppo alla scoperta degli aspetti storici e geologici del territorio, soffermandosi anche su un tema spesso sottovalutato: la corretta gestione dei rifiuti organici in quota. Anche lasciare resti di cibo può infatti alterare la dieta e le abitudini della fauna selvatica, con conseguenze sugli equilibri naturali.
La montagna ha regalato anche incontri speciali, con l’osservazione di alcune specie simbolo dell’ecosistema alpino, come lo stambecco, l’aquila e l’ermellino. Presenze che hanno ricordato ai volontari quanto sia ricca, ma anche vulnerabile, la biodiversità che vive in questi ambienti.
La giornata ha confermato che la tutela dell’ambiente non può fermarsi alla raccolta dei rifiuti. Serve conoscere gli ecosistemi, comprenderne gli equilibri e imparare a riconoscere i segnali dei cambiamenti in corso. Plastic Free ha raccolto rifiuti, certo, ma soprattutto ha raccolto sapere.
Il valore più profondo dell’iniziativa sta proprio nell’aver messo insieme volontariato, sensibilizzazione, ricerca scientifica e conoscenza del territorio. Un ringraziamento va al MUSE per la collaborazione nell’organizzazione, alla SAT e al Parco Naturale Adamello Brenta per il patrocinio, agli esperti che hanno messo a disposizione competenze e passione e a tutti i volontari che hanno scelto di camminare insieme.
Perché solo conoscendo davvero un ambiente possiamo imparare a rispettarlo, prendercene cura e proteggerlo. Dal sentiero del ghiacciaio d’Amola i volontari sono tornati con 1,5 chilogrammi di rifiuti rimossi dall’ambiente e, soprattutto, con una consapevolezza più forte: proteggere la montagna significa conoscerla, rispettarla e custodirla ogni giorno.
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